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L’Europa non dice no al vino: cultura e bere responsabile

Apprendiamo con piacere che l’Europa è tornata sui propri passi circa l’idea di bollare il vino in etichetta come alimento pericoloso per la salute.

Non neghiamo che ogni prodotto che contenga alcool sia da gestire con grande cautela, soprattutto per i più giovani e fragili. Da sempre raccomandiamo un consumo consapevole e moderato (sul nostro sito qui), così come è tradizione in Italia. Il vino, soprattutto quello artigianale, non è comunque il prodotto dello sballo. Piuttosto, insegniamo ad assaporare con attenzione ogni sua preziosissima goccia.

Il valore culturale profondo del vino in Italia è ben descritto da Pier Vittorio Tondelli:

Per me è stata una delle più piacevoli sorprese degli ultimi anni scoprire il Salento, per esempio, o la campagna friulana. E sono sempre state rivelazioni che hanno avuto a che fare con il vino: con quello sensuale, erotico e levantino della Puglia, o con quello robusto, vitale e virilmente dolce delle pendici del Collio. E quando viaggio in Toscana, in quei paesaggi così “Piero della Francesca”, o in Piemonte, attraverso le Langhe e quei vitigni bassi, piccoli, forti (quei paesi che hanno ognuno il proprio museo del vino, a riprova di come la cultura del vino si innesti sulla cultura più generale di un popolo e di una terra); quando attraverso la Sicilia o mi lascio andare a quei sonnolenti dopo-pranzi nella campagna romana, con la caraffa ghiacciata di Frascati o di vino dei Colli ancora appannata; quando bevo un’«ombra», godendomi l’ultimo sole alle Zattere, in un tramonto, là, in fondo alla Giudecca, che sembra un quadro di Turner; quando apprezzo l’acidulo del Gavi di Liguria accompagnato a un piatto di animelle, o i vini marchigiani, o quell’Orvieto che resterà per sempre il sapore del mio servizio militare; quando nella bassa lombarda, d’inverno, sciolgo la nebbia con una robusta e frizzante barbera, allora sento che è proprio attraverso il vino che si esprime una grande, antichissima ricchezza del nostro paese. Sento allora il vino come un fatto di profondissima civiltà e cultura.

Pier Vittorio Tondelli, Un racconto sul vino, in “L’abbandono. Racconti dagli anni Ottanta”, a cura di Fulvio Panzeri, Milano, Bompiani, 1993.

annalisa motta
annalisa motta
Biologa specializzata in biologia vegetale, da oltre vent’anni sono vignaiola a Guado al Melo, a Bolgheri (Toscana), con mio marito, dove produciamo vino territoriale ed artigianale, in modo sostenibile. Il vino per me è una passione trasversale: lo si capisce veramente solo mettendo insieme scienza, natura e cultura. In origin a plant biologist, from over 20 years I am a winemaker at Guado al Melo, in the Bolgheri DOC (Tuscany), with my husband, where we produce terroir-expressive and artisan wines, following a sustainable philosophy. Into the wine I have found all my different passions: in fact, we can understand it only by combining together science, nature and culture.

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