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La difesa nella viticoltura sostenibile 3: antipatici postini

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Come già accennato, alcuni insetti molesti delle nostre vigne sono ancora più temibili perchè possono portare con sé una brutta sorpresa aggiuntiva. Possono infatti fare da postini (vettori) di virus e fitoplasmi che causano gravi malattie. Così anche certi bei fiorellini, come il convolvolo della foto sopra, non sono proprio innocui.

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Già nell’Ottocento si hanno descrizioni dei sintomi di queste malattie ma erano confusi e sovrapposti ad altre avversità e problematiche. L’esistenza dei virus, come organismi distinti dai batteri, si è iniziata ad intuire alla fine del XIX secolo. I fitoplasmi sono stati riconosciuti come organismi ancora diversi negli anni ’70, nel periodo in cui sono iniziati gli studi intorno a queste malattie. Come per le malattie umane virali, non è semplice la ricerca di una cura per la difficoltà di gestire questi esseri in mezzi artificiali. Infatti i virus ed i fitoplasmi sono organismi parassiti che in genere non sopravvivono fuori dalle cellule dell’ospite.

I virus li conosciamo perchè causano malattie anche a noi umani. I fitoplasmi sono meno noti, una sorta di livello intermedio fra virus e batteri. Entrambi sono parassiti cellulari ed alcuni di essi causano malattie mortali alla vite.

Le piante non si contagiano come noi stringendosi la mano o tossendo. Accade per mezzo di insetti che prendono il virus o il plasmodio da piante infette (mangiandone un po’ o succhiandone la linfa) e lo portano a quelle sane.

 

I virus della vite sono diversi e causano malattie riconoscibili da sintomi tipici come l’arricciamento fogliare, l’accartocciamento, cambi di colore delle foglie, il cosiddetto “legno riccio” ecc. Sono malattie incurabili in vigna e  portano la pianta alla morte. Spesso queste malattie sono sottovalutate perché la vite ammalata non sempre muore subito. Può sopravvivere anche per tempi più o meno lunghi, ma con sensibili cali produttivi, sia per la quantità che per la qualità dell’uva. Tuttavia è un focolaio d’infezione per le altre.

Visto che non si può curare, la difesa è giocata sulla prevenzione. La prima azione è quella di sorvegliare le vigne, di individuare al più presto le piante malate ed estirparle prima che diffondano il male. Inoltre si lavora nel contrastare i vettori, che per i virus sono diverse specie di cocciniglie (di cui ho già parlato nel post precedente).

I fitoplasmi causano malattie chiamate in generale “giallumi della vite”. Sono state riconosciute come malattie specifiche negli anni ’50 del Novecento, segnalate in Francia e Germania. All’inizio si pensava fossero sempre dovute a dei virus, anche se presentavano sintomi un po’ diversi, vettori diversi e la possibilità (in certi casi) di guarigione delle viti. Negli anni ‘70 si è iniziato a capire la diversa natura del fitoplasma rispetto ai virus e ai batteri. In quel periodo iniziarono ad essere segnalati casi anche in Italia del Nord.

cicalina-della-flavescenza-dorata La FLAVESCENZA DORATA è la malattia da fitoplasmi più pericolosa, perché scatena epidemie molto gravi. Per questo rientra nelle malattie da quarantena della Comunità Europea, con obbligo di prevenzione ed intervento. Prende il nome da alterazioni del colore nelle foglie, in quanto virano verso il giallo per le varietà bianche, dove è più frequente. Invece nelle varietà a bacca scura virano in genere verso il rosso.

Il vettore della flavescenza dorata è una cicalina, lo Scaphoideus titanus (nell’immagine) che non è autoctono ma originario del Nord America. Vive esclusivamente sulla vite e ormai è diffuso in buona parte d’Europa (comprese diverse aree del nord e centro Italia). La comparsa di questa cicalina “straniera” nelle vigne è un segnale d’allarme molto importante.

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Per fortuna la nostra zona è ancora salva, per cui non siamo tenuti a nessun intervento. Tuttavia nelle nostre vigne ci sono sistemi per monitorare la possibile comparsa della cicalina in questione, in collaborazione con l’Università di Pisa (che conduce il controllo preventivo sul nostro territorio). La sorveglianza si fa con una trappola cromotropica, cioè un foglio cosparso di una sorta di colla, che richiama questi insetti grazie al colore giallo.

Dove l’insetto è già presente, vi è l’uso obbligatorio di un insetticida (purtroppo al momento l’unico sistema efficace) per arginarne la diffusione. Questa cicalina nasce in genere a maggio e dopo circa 30 giorni è in grado di trasmettere la malattia. Compie una sola generazione. Il trattamento si fa dopo un mese dalla vista delle uova (entro la prima metà di giugno). Siccome però c’è scalarità nelle nascite, si deve fare un secondo trattamento a fine giugno-inizio luglio. Dove è poco presente e c’è rischio minore, basta 1 trattamento. Inoltre, si devono estirpare al più presto le viti malate.

La lotta alla diffusione della flavescenza doranta sta incontrando però numerose difficoltà. È molto difficile a causa purtroppo dell’elevata contagiosità. Inoltre è favorita da numerose viti e portinnesti abbandonati o semi abbandonati, che non sono controllati e diventano terribili fonti d’infezione e proliferazione della cicalina vettore.

tremos-fondazione-machAlcuni vignaioli non vorrebbero usare l’insetticida nelle proprie vigne perchè è un sistema troppo aspecifico. Al momento è però la sola cura disponibile. Sono però in corso studi per cercare di trovare sistemi più sostenibili. Ad esempio la fondazione Edmund Mach sta lavorando ad un sistema basato su metodi di confusione sessuale. I maschi e le femmine della cicalina, durante il corteggiamento, si trovano grazie a dei segnali sonori. Si stanno quindi studiando degli strumenti elettronici (a lato, nell’immagine) in grado di emettere micro-vibrazioni che per frequenza, intensità e ritmo assomigliano a quelli emessi dall’insetto, in modo da “confondere” i partners ed inibire la riproduzione. Le vibrazioni emesse vengono trasmesse lungo i fili metallici di sostegno delle viti che, a loro volta, li trasferiscono alle piante. Il problema che resta da superare sembra essere l’alimentazione energetica degli apparecchi: le batterie solari rendono inefficace il sistema di notte. Siamo però fiduciosi che si completi la ricerca e si renda disponibile ai vignaioli questo strumento al più presto! Sono in corso anche studi genetici basati sul fatto che alcune varietà di vite sono meno suscettibili alla malattia (è però una linea di ricerca più lenta).

hyalesthes-obsoletusLa seconda fitoplasmosi è il LEGNO NERO. È considerato meno pericoloso della flavescenza dorata perché si espande in modo molto più lento, ma è in costante progressione. Si trova in tutta Europa. Ad esempio è un problema importante in Emilia, dove il Lambrusco si è dimostrato molto suscettibile a questa malattia. Il nome deriva dall’osservazione dell’imbrunimento dei tralci, mentre sulle foglie dà sempre giallumi.

I vettori del legno nero sono altre specie di cicaline, la più importante di queste si chiama Hyalestes obsoletus (nella foto a fianco). Vivono soprattutto sulle radici di piante infestanti come il convolvolo, la vitalba, l’erba medica, l’ortica, la falsa ortica e altre piante erbacee. Solo gli adulti si spostano anche sulla vite. L’infezione può avvenire quindi non solo da viti ammalate ma soprattutto da queste altre piante.

Il vettore principale di questa malattia non è comunque molto diffuso. Compie una sola generazione ma, siccome infesta piante spontanee e svolge la maggior parte del suo ciclo nel terreno, è veramente difficile da contenere.

Anche qui il monitoraggio si basa su trappole cromotropiche adesive gialle. Al momento l’unico sistema di contrasto si basa sull’attenta eliminazione in vigna delle infestazioni soprattutto di ortica e convolvolo.

Alcuni ricercatori stanno però lavorando sull’idea di sfruttare l’azione attrattiva di queste infestanti, per allontanare le cicaline in questione dalle viti e dirigerle all’esterno. In Israele, dove sono iniziati questi progetti, si stanno studiano impianti di agnocasto realizzati in aree esterne al vigneto. In Italia si fanno simili studi con macchie di ortiche. Altre linee di ricerca stanno lavorando sull’attrazione con sostanze volatili ricavate dalle piante ospiti preferite.

 

Le virosi e le fitoplamosi (oltre che altre malattie) si possono diffondere non solo con gli insetti-vettori ma anche con la propagazione di viti già infette.

 

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Diverse piante, fra cui la vite, si possono propagare non solo per via sessuale (con il seme) ma anche creando nuovi individui da ramoscelli o altre parti (le talee o altri sistemi). L’uomo ha imparato a sfruttare la capacità naturale di queste piante di sviluppare radici, in particolari condizioni, da altri tessuti. Questo tipo di propagazione torna molto utile in agricoltura, soprattutto perchè dà la possibilità, quando si trova un individuo con ottime caratteristiche produttive,  di moltiplicarlo in modo identico (clone). Tuttavia bisogna essere sicuri che l’individuo da propagare sia sano, altrimenti si diffondono anche le malattie.

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Una volta, la selezione e la propagazione delle piante migliori erano fatte anche dalle singole aziende viticole. Purtroppo queste malattie possono avere periodi di latenza anche molto lunghi e spesso si scopriva solo troppo tardi di aver propagato individui malati.

Queste problematiche hanno spinto ad una regolamentazione molto severa circa i sistemi di produzione e commercializzazione delle piante di vite. Oggi le piccole piante di vite (barbatelle, nella foto a lato) possono essere prodotte e vendute solo da vivai certificati. Prima che un clone possa essere autorizzato al commercio deve passare numerossimi test, non solo agronomici e produttivi, ma anche sanitari (compresi dei risanamenti se servono, che in queste fasi sono possibili).  È un lavoro di studio che richiede un periodo minimo di 8-12 anni, in situazioni protette e sotto stretto controllo sanitario. La vendita, a questo punto, viene fatta sotto la responsabilità del vivaista che deve garantire l’autenticità genetica e il livello sanitario dichiarato per ogni piantina venduta.

Sulla difesa si veda anche qui, qui, qui e qui

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