020
Malvasia passita “La volpe e l’uva”, dolce naturale
11 luglio 2018
Atis logo
Il vino e gli Etruschi (II): la vite maritata, tremila e più anni di viticoltura ed arte
29 agosto 2018

Il vino e gli Etruschi (I): i primi vignaioli

Immagine1

Il vino e gli Etruschi è un tema affascinante quanto poco conosciuto. Quando si guarda all’antichità del vino italiano si pensa quasi esclusivamente a Roma. Ovviamente Roma ha avuto un ruolo fondamentale e straordinario nella storia del vino ma anche gli Etruschi sono stati rilevanti. Soprattutto sono venuti prima e hanno insegnato ai Romani tante cose.

Vi chiedere: perchè vi interessano così tanto gli Etruschi?

Perchè sono stati i primi abitanti delle nostre terre e furono i primi viticoltori in Italia. Millenni fa, quindi,  era qui al nostro posto, a fare il nostro stesso lavoro!

Ma chi erano gli Etruschi? Un ripassino dalla storia… se questa parte la conoscete già, saltatela. Dopo un inquadramento territoriale, ci dedicheremo invece in modo specifico al vino.

“… tanto potente era l’Etruria da riempire della fama del suo nome non soltanto la terra, ma il mare, per l’Italia tutta, dalle Alpi allo stretto di Sicilia…“

Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro I (I sec. a.C.)

L’antica civiltà etrusca fu la più importante del Mediterraneo Occidentale prima dell’affermazione di quella Romana, dal IX al I sec. a.C. (quando venne completamente soggiogata da Roma). L’Etruria storica comprendeva buona parte della Toscana e dell’alto Lazio, ma arrivò poi ad espandersi fino all’Emilia ed alla Campania e su tutto il mar Tirreno. Il nome Etruschi (ed Etruria) fu attribuito loro dai Romani. Loro si riferivano a sé stessi come Rasenna, la loro nazione Rasna. Furono un popolo ben definito nella loro specificità etnico-linguistica, dediti al commercio, all’artigianato ed all’agricoltura. Pur riconoscendosi come nazione, gli Etruschi non costituivano però un’unità politica: erano suddivisi in città-stato indipendenti, il primo modello socio-politico di questo tipo in Italia. Ebbero una fitta rete di rapporti commerciali con le più importanti civiltà del Mediterraneo (Greci, Fenici, …), le altre genti d’Italia, nonché con le popolazioni dell’Europa continentale come i Celti.

 

Il nostro territorio è caratterizzato da un fila di colline parallele al mare, con in mezzo una zona pianeggiante paludosa, l’Alta Maremma, inospitale e dove storicamente proliferava la malaria. Fin dalla Preistoria le popolazioni vissero quindi solo sulle colline, praticando la caccia e la raccolta di prodotti spontanei. Più tardi nacquero i primi insediamenti stabili agricoli dai quali si sviluppò la civiltà etrusca.

La grande ricchezza del territorio era legata alla presenza di importanti risorse minerarie, sfruttate a partire dall’Età del Bronzo (XII sec. a.C.). A differenza dell’Etruria Meridionale, dove nacquero molte città, qui prevalse un popolamento sparso nelle campagne. Il territorio della provincia di Livorno era suddiviso fra tre città-stato: Pisa a nord, Volterra su tutta la val di Cecina fino al mare e Populonia per la zona più a sud. Gli Etruschi, ottimi ingegneri idraulici, seppero bonificare anche parte della palude ed usarla per scopi agricoli.

Il territorio dove siamo noi, Castagneto Carducci e Bolgheri, era parte della città-stato di Populonia. I resti dell’antica città sono a pochi Km dalla nostra cantina, affacciati sul bellissimo Golfo di Baratti.

 

Scansione0003 (2)

Nell’immagine: ricostruzione grafica di Populonia nel VI sec. a.C. (edizioni Parchi Val di Cornia). Il triangolo compreso fra Volterra, Populonia e Vetulonia, più l’isola d’Elba, era chiamato Etruria Mineraria, per la presenza di grandi giacimenti di rame, piombo, argento e, soprattutto, ematite (da cui si ricava il ferro). Queste risorse fornirono la base economica per lo sviluppo commerciale e culturale della civiltà etrusca. Populonia, unica città Etrusca costruita sul mare, divenne dal VI al II sec. a.C. il centro minerario più importante della costa. I minerali raccolti nelle colline vicine e nell’isola d’Elba (molto ricca di ematite) venivano lavorati vicino al porto della città e da qui partivano per il circuito commerciale del mar Tirreno. Questa attività continuò anche sotto la dominazione Romana, dal II sec. a.C.

Populonia decadde come città già in epoca romana. Claudio Rutilio Namaziano, nel V sec. d.C., passando lungo la costa con la sua imbarcazione, non vedeva già che rovine:

“Vicinissima, Populonia schiude il suo lido scuro
portando la baia naturale entro i campi…
I monumenti del passato non si possono vedere più:
il tempo che divora ha consumato baluardi grandiosi.
Fra i crolli della mura restano solo tracce;
tetti sepolti giacciono sotto l’estensione delle rovine.
Non indigniamoci che i corpi mortali si dissolvano:
vediamo bene, da esempi come questo,
che possono morire le città.”
Claudio Rutilio Namaziano, 417 d.C.
 De Reditu Suo (Sul proprio ritorno), I, 401-414

Populonia

Nell’immagine: Populonia oggi. La città iniziò a perdere rilevanza in epoca Romana. Quando si dismisero anche le attività estrattive (III sec. d.C.) Populonia decadde fino a scomparire. Nel IV sec. non rimanevano che rovine. Lo sfruttamento dei giacimenti ricominciò nel Medioevo, dal X sec., con modalità di estrazione e lavorazione molto simili a quelle antiche. Riprese di nuovo nel XIX sec. e ad inizio ‘900, riutilizzando soprattutto le scorie di ferro antiche, ancora ricche di metallo perché lavorate grossolanamente. Queste occupavano una superficie intorno al golfo di 10.000 mq, per un peso complessivo di circa 20 milioni di tonnellate. Da questi scavi emersero i resti dell’antica necropoli etrusca. L’estrazione mineraria nel territorio terminò per esaurimento alla fine degli anni ’70 del XX sec., mentre continua ancora oggi l’estrazione di calcare.

A Castagneto il sito più importante rimasto di origine etrusca è la Torre di Donoratico, purtroppo non visitabile perchè situata in una proprietà privata.

maxresdefault

LA TORRE DI DONORATICO. Questo sito mostra stratificazioni di diverse epoche. I resti più antichi sono etruschi (III-I sec. a.C.), probabilmente un avamposto della città-stato di Populonia a difesa della costa e del distretto minerario interno. L’insediamento rimase importante anche sotto la dominazione romana. In epoca Medioevale era presente un piccolo borgo (VIII sec.), che venne poi fortificato (IX sec.) e poi ampliato (XIII sec.). Secondo la leggenda, il conte Ugolino trovò rifugio nel Castello dopo la Battaglia della Meloria, nel 1284. Il Castello fu poi abbandonato per motivi non ancora chiariti nei primi decenni del XV secolo.

Ebbene gli Etruschi, che abbiamo ora conosciuto molto brevemente, svolsero un ruolo chiave nella diffusione della cultura del vino nel mondo occidentale.

Furono fra i primi a sviluppare la viticoltura in Italia e la diffusero in buona parte della penisola, dal Nord (Emilia Romagna) fino al Sud (Campania), Roma compresa. Grandi navigatori e mercanti, vennero a contatto con le culture del Mediterraneo orientale ed introdussero in Occidente gli aspetti culturali del vino, come il simbolismo religioso e il consumo rituale nei simposi, oltre che le varietà di vite orientali. Infine, gli Etruschi diffusero il vino e la sua cultura attraverso il commercio anche presso popoli dell’Europa Occidentale che ancora non conoscevano questa bevanda, come i Celti, i Germani e gli Iberici.

Entreremo però più nel dettaglio nel prossimo post.

necropoli-baratti

Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Segnaliamo da visitare:

Parco Archeologico di Baratti e Populonia, loc. Baratti, Piombino.

Collezione Gasparri, Via di Sotto 8, Populonia Alta.

Museo Archeologico del territorio di Populonia p.za Cittadella 8, Piombino.

Parco Archo-minerario di San Silvestro, via di Sa Vincenzo Sud 34/b, Campiglia M.ma.

Museo del Palazzo Pretorio, via Cavour, Campiglia M.ma.

Museo Archeologico di Cecina, Villa Guerrazzi loc. La Cinquantina, San Pietro in Palazzi.

Museo Civico Archeologico di Rosignano M.mo, Palazzo Bombardieri, va del Castello 24.

Area Archeologica di San Gaetano a Vada.

Museo Archeologico Nazionale di Castiglioncello, via del Museo 8, Castiglioncello.

Museo Etrusco Guarnacci, Via Don Giovanni Minzoni 15, Volterra.

 

 

 

1 Comment

  1. […] racconterò degli Etruschi viticultori o delle grandi famiglie come i Frescobaldi e gli Antinori. Voglio invece raccontare alcune […]

Lascia un commento