La fillossera si beve i migliori vini europei, vignetta comparsa sul settimanale inglese Punch il 6 settembre 1890.
La storia della fillossera III: come sconfiggere la devastatrice?
30 marzo 2017
020
Vinitaly 2017
14 aprile 2017

La storia della fillossera IV: Un viaggio avventuroso nell’America selvaggia

001b

Appunti di storia della viticoltura.

Sulla maggiore calamità della viticoltura: la fillossera (parte 4°)

L’idea del portinnesto era sicuramente geniale, dopo il dramma iniziale e la scoperta della pista americana. Tuttavia, l’applicazione non era delle più facili. Ci vollero diversi anni di studio prima di poterla utilizzare e molti ancora per perfezionarla. Le difficoltà erano molteplici. Ad esempio, non tutte le viti americane davano la stessa resistenza alla fillossera. Ognuna aveva poi caratteristiche e richieste colturali adatte a certi suoli e climi, non in altri. Inoltre alcune erano facilmente innestabili ed altre no, ecc… Questo percorso, tutt’altro che facile, dovette essere affrontato in tempi molto stretti, al meno per gli aspetti più urgenti,  sotto la feroce pressione della diffusione del male.

In questo momento di fervore scientifico nello studio delle viti americane, spicca, per il suo notevole grado di avventura, un viaggio che nel 1887 fece in terra americana l’allora giovane studioso Pierre Viala, alla ricerca di viti preziose. È qualcosa di insolito, qualcosa che non ci si aspetterebbe di trovare nella vita (normalmente) tranquilla di uno studioso di viticoltura.

Pierre_Viala

Pierre Viala

Pierre Viala era allora un giovane e promettente studioso di Montpellier. Lavorava sotto la guida del grande professore Gustave Foëx. Quest’ultimo si era dedicato agli studi sulle viti americane già dai primi anni ’70.

Col suo mentore, Viala pubblicò nel 1885 il suo primo libro sull’argomento: «Ampélographie américaine: Description des variétés les plus intéressantes de vignes américaines, avec une introduction à l’étude de la vigne américaine», presente nella nostra biblioteca.

È un trattato che descrive dettagliamente molte varietà americane già presenti in Francia, nella ricca collezione dell’Università di Montpellier. Nell’introduzione, si legge, che le viti americane erano conosciute fin dall’antichità. I primi navigatori scandinavi avevano già raggiunto le coste della Groenlandia nel periodo X-XIV sec.

Nell’anno 1000, Leif, figlio di Eric il Rosso, partì per l’Ovest per esplorare queste terre, che erano state scoperte da Biarne nel 986. Si fermarono davanti alle coste del Massachussett e un membro dell’equipaggio, sceso a terra con una scialuppa, rientrò con la barca carica di uva. Per questo Leif la chiamò Vinland.

Tuttavia le diverse varietà americane rimasero per lungo tempo sconosciute in Europa. Non ottennerro mai molta attenzione a causa della loro inferiorità produttiva rispetto alle nostre, sia come uva da tavola che da vino. Viala e Foëx ricordano come, nel 1861, Cosimo Ridolfi iniziò a coltivare la varietà Isabelle vicino a Firenze, per studiare la resistenza all’oidio. Segnalo, per la cronaca, che in realtà Ridolfi era partito con lo studio delle varietà americane anche prima, come documentato negli “Atti della Seconda Riunione degli Scienziati Italiani, tenuta in Torino nel settembre del 1840” (edito nel 1841 dalla Tipografia Cassone e Marzorati). Gli autori ricordano anche che nel 1866 Léo Lalimand importò diverse varietà americane nella sua proprietà di Bordeaux, osservandone la resistenza agli attacchi di fillossera. Nel 1872, il ministro dell’Agricoltura Lefranc fece venire dagli USA diverse varietà di viti, distribuite ai produttori dell’Hérault. Dopo di che le importazioni continuarono e la Scuola d’Agricoltura di Montpellier aveva riunito ormai una collezione di circa 300 varietà diverse, alcune descritte nell’opera. Nel 1883, segnalano gli autori, si erano già rimpiantati con le viti innestate circa 20.000 ettari nel dipartimento dell’Hèrault.

La nostra è una copia preziosa: come si vede in alto a destra, sul frontespizio, c'è l'autografo dello stesso autore, Pierre Viala.

La nostra, trovata da Attilio a Parigi in una bancarella di vecchi libri, è una copia preziosa: come si vede in alto a destra, sul frontespizio, c’è l’autografo dello stesso autore, Pierre Viala.

Questo e altri studi contribuirono in quegli anni alla conoscenza delle viti americane e alla ricerca delle varietà più adatte a fungere da portinnesto per i prezioni vitigni europei.

Tuttavia, fino a quel momento, la maggior parte delle viti americane conosciute, resistenti alla fillossera, erano per lo più adatte a terreni argillosi. Regioni con terreni calcarei o marnosi rischiavano di rimanere escluse dalla possibilità di ricostruzione, come la Champagne e la Charentes (dipartimento francese nell’Ovest della Francia, un po’ più a nord rispetto a Bordeaux).

Per questi motivi, nel 1887, il Ministero dell’Agricoltura incaricò il giovane Viala (aveva 28 anni), considerato un esperto dell’argomento per gli studi fatti fino ad allora, di svolgere un viaggio ufficiale negli Stati Uniti, per cercare varietà di viti americane adatte a queste tipologie di terreni.

È lo stesso Viala a raccontare del viaggio in prima persona, nella sua opera (presente nella nostra biblioteca) “Une missione viticole en Amérique” (1889).

002Viala racconta che fece numerose esplorazioni nei boschi e nei vigneti americani, per osservare le diverse varietà americane introdotte o meno in Europa, per studiarle da un punto di vista botanico e storico, nel loro ambiente naturale. Per conoscerle, aveva percorso anche zone dove la civilizzazione non era ancora giunta, nelle foreste vergini, alla ricerca di viti allo stato selvaggio.

L’opera, come spiega lo stesso autore, non segue l’ordine cronologico delle sue osservazioni, ma le raggruppa per argomenti. La prima parte riguarda lo studio dei portinnesti americani come produttori diretti. Raccoglie la descrizione delle specie selvatiche e i loro ibridi, i sinonimi, le diversità morfologiche, la loro geografia, i terreni dove crescono naturalmente negli Stati Uniti, la loro capacità adattativa e il valore colturale. Segue uno studio comparativo, molto accurato, fra le tipologie di suoli americani e francesi, per individuare le varietà americane meglio adatte ai diversi terreni di Francia. Infine descrive le malattie che colpiscono le varietà americane nel loro ambiente naturale.

006pComunque sappiamo che la prima tappa del suo viaggio fu a Washington, presso il dipartimento di Agricoltura e Geologia, per cercare di individuare i terreni di suo interesse, dove poter trovare le viti adatte.

Qui scoprì che la maggior parte degli ambienti selvaggi dell’Ovest erano ancora sconosciuti da un punto di vista geologico, come si vede dalla mappa sotto: la zona è tutta bianca! Invece nella parte di territorio già esplorato, la maggior parte dei suoli  appartenevano allo stadio cretacico, ma non erano comparabili a quelli del Charentes e soprattutto della Champagne. Quanto ai terreni marnosi, che posso risultare dalla decomposizione di roccie di diverse formazioni geologiche, erano distribuiti in maniera irregolare in tutti gli Stati. Oltre tutto, i geologi e gli agricoltori americani gli dissero che nei terreni calcarei non avrebbe trovato viti selvatiche. Ebbe allora la prospettiva di non arrivare a nessun risultato. Decise allora di esplorare personalmente gli Stati Uniti, per essere sicuro che non ci fosse una soluzione al suo problema.

Scrive che i sei mesi a sua disposizione (dal 5 giugno al 3 dicembre 1887) non gli permisero che di percorrere una piccola parte dell’immenso territorio che avrebbe dovuto esplorare. Nella mappa sotto si vede il percorso del suo viaggio, tracciato con una linea nera, dall’est all’ovest e ritorno. Racconta di aver attraversato il Massachusetts, il New Jersey, Maryland, Delawere, Virginia, Pennsylvania, il Distretto di Colombia, Kentucky, New York, Ohio, Tennessee, Territorio Indiano, Missouri, Carolina del Nord, Texas, California, Colorado, Nuovo Messico ed Arizona. Per lo più il suo viaggio si svolse in foreste vergini e in terreni incolti, con un alto livello di avventura e di pericoli, studiando i diversi tipi di viti selvatiche trovate.

Solo nel nord del Texas iniziò a trovare terreni analoghi a quelli che stava cercando. Qui, con l’aiuto di M.T.V. Munson, finalmente individuò nel centro del Texas quelle terre cretacee che cercava, dove finalmente trovò anche viti che si mantenevano verdi e vigorose.

La mappa geologica degli Stati Uniti col percorso del viaggio di Viala (riga nera)

La mappa geologica degli Stati Uniti col percorso del viaggio di Viala (linea nera). La colorazione della parte Est differenzia i diversi tipi di suoli. L’Ovest è in bianco, non ancora classificato.

Viala nel suo viaggio fu aiutato da numerosi esponenti scientifici e politici locali, che elenca e ringrazia uno ad uno. Alcuni lo affiancarono anche nel percorso e gli fecero da guida nei diversi territori. Egli riconosce che gli Americani hanno supportato e facilitato le sue ricerche con una premura da elogiare. La loro ospitalità e il loro aiuto lo hanno aiutato a superare i momenti difficili (che in un viaggio così non devono essere stati pochi).

Al suo rientro, a parte la notevole mole di osservazioni e studi, riporterà soprattutto tre varietà interessanti: la Vitis berlandieri, Vitis cinerea e Vitis cordifola. In particolare, in seguito, la Vitis berlandieri, incrociata con la vite europea, darà origine al celebre portinnesto 41B.

C’è chi dice, a posteriori, che il viaggio di Viala in realtà non fu così indispensabile, che la Vitis berlandieri era fra quelle già coltivate in Europa, anche se forse fino a quel momento era passata “inosservata”.

Tuttavia il suo viaggio, accolto da un trionfale rientro in patria, contribuì a dare un notevole impulso allo studio dei portinnesti in generale e della Vitis berlandieri in particolare. A lui personalmente regalò grande fama e un’ottima carriera, tutt’altro che immeritata. Infatti farà grandi cose anche dopo.

Gli studi sulle viti americane, le ibridazioni con la vite europea, la selezione e l’ottenimento di portinnesti sempre migliori e più adatti alle diverse condizioni: tutto questo è una lunga storia che non è ancora conclusa e continua anche ai giorni nostri. Tuttavia è affascinante pensare ai pionieri di questo percorso, in particolare a questo giovane professore francese nelle selvagge terre americane di fine Ottocento, alla ricerca del suo tesoro, le vite resistenti al terribile insetto.

Nella prossima puntata la fillossera arriva in Italia003p

 

005p

 

 

 

annalisa motta
annalisa motta
Biologa specializzata in biologia vegetale, da oltre vent’anni sono vignaiola a Guado al Melo, a Bolgheri (Toscana), con mio marito, dove produciamo vino territoriale ed artigianale, in modo sostenibile. Il vino per me è una passione trasversale: lo si capisce veramente solo mettendo insieme scienza, natura e cultura. In origin a plant biologist, from over 20 years I am a winemaker at Guado al Melo, in the Bolgheri DOC (Tuscany), with my husband, where we produce terroir-expressive and artisan wines, following a sustainable philosophy. Into the wine I have found all my different passions: in fact, we can understand it only by combining together science, nature and culture.

Comments are closed.